Oggi, in estremo Oriente, queste forme sono composte da una cornice e da un grande reticolo in legno, tra i quali si posa un graticcio delle dimensioni dei fogli che si vogliono ottenere, formato di fini lamelle di bambou, disposte parallelamente e unite da fili di seta. E' probabile che gli Arabi abbiano impiegato in origine delle forme simili, ma che non abbiano tardato a sostituire le lamelle di bambou o di legno con dei fili di rame. Da allora, la forma è stata composta da un telaio di legno, attraverso il quale vengono tesi dei fili di rame, vicini tra loro, sostenuti da piccole traversine di legno e mantenuti in posizione da altri fili di rame, molto più spaziati e posati perpendicolarmente ai primi. I fili ravviciati, tesi parallelamente ai lati lunghi della forma costituiscono, le vergelle; gli altri, perpendicolari, vengono chiamati filoni. Infine si salda, su questa forma, un filo di rame torto, che rappresenta una figura, un qualsivoglia oggetto; questo marchio costituisce la filigrana. Una cornice mobile, il cui spessore determina quello della carta, viene posata sulla forma, che viene così immersa nella vasca.
Il lavorante la ritira colma di pasta e le imprime qualche movimento secco, allo scopo di pareggiare il prodotto e di mischiare bene tra loro i filamenti. L'acqua scola attraverso i fili del telaio e si ottiene così il foglio di carta. La forma, liberata dalla cornice amovibile, è trasportata e rovesciata su un feltro, dove lascia il foglio di carta. Si impila alternativamente un foglio di carta ed un feltro e si pressa il tutto, per far scolare quanta più acqua possibile. Dopo si portano i fogli nello stenditoio e li si appendono a delle corde, dove finiscono di asciugare.

Prima di poterla usare per scriverci sopra la carta deve venir incollata. Questa operazione sembra si facesse presso gli arabi con l'amido (1), o con la gomma adragante, con dei procedimenti che sono stati da poco chiariti (2). Invece in Occidente si è fatto ricorso quasi subito alla colla animale: si bagnava la carta, un foglio alla volta o a pacchetti, in un liquido carico di gelatina, ottenuto dalla cottura di resti di pelle, di tendini e cartilagini di animali.

Segnaliamo infine una operazione che si faceva molto spesso allla carta, la satinatura. Il foglio di carta veniva posato su una lastra di marmo liscia e sfregato in tutte le direzioni con una pietra dura, lunga circa da 10 a 20 cm., larga 5 cm. e spessa 3 cm. La pietra veniva talvolta sostituita con un rullo di legno, duro e liscio, che veniva mosso sulla carta in tutti i sensi, o con un martello di ferro liscio (3), e addirittura, più tardi, con una calandra. Certe carte, del XV.° e del XVI.° secolo, lisciate in questo modo, sono di una brillantezza e lucidità rimarchevoli.

Questi sono, nei tratti essenziali, i procedimenti molto semplici, quasi primitivi, usati fino all'inizio di questo secolo (XIX.° n.d.t.), nella fabbricazione della carta.

(1) J. Wiesner, Die Mikroskopische Untersuchung des Papiers, p. 40 e segg., tiratura a parte della memoria inserita nelle Mittheilungen aus der Sammlung der Papyrus Erzherzog Reiner, t. II et III, sotto il titolo: Die Faijumerr und Uscumeiner Papiere. Vienna, 1887.
(2) J. Karabacek, Neue Quellen zur Papiergeschichte, nelle Mittheilungen aus der Sammlung der Papyrus Erzherzog Rainer, t. IV. Vienna 1888.
(3) A Fabriano, secondo ciò che mi scrive il signor A. Zonghi, questa satinatura era dal secolo XV.° l'oggetto di una attività speciale, esercitata dai cialandratori. Lo strumento usato per la satinatura era di ferro, aveva la forma di una bottiglia, alta 30 centimetri, la cui base ben liscia misurava 15 centimetri di diametro. Numerose filigrane, comprese tra il 1454 e il 1510, rappresentano questo strumento.