Il foglio di carta, come ogni oggetto ottenuto da uno stampo, riceve una forma perfettamente distinta e caratteristica, immagine della forma sulla quale è stato fatto. Sono queste impronte che permettono di classificare le carte, di riconoscere la loro identità o di constatarne le differenze.

I caratteri che la forma imprime sul foglio di carta sono di quattro tipi: 1.° il formato, 2.° la grandezza e la distanza delle vergelle, 3.° il numero e la distanza dei filoni; 4.° la filigrana.

La maggior parte degli autori che hanno trattato delle carte del XIV.° e del XV.° secolo hanno trascurato di parlare del formato. Quelli che ne fanno menzione si limitano a dire che ve ne erano solo due, dei quali uno era doppio dell'altro. Questa affermazione è vera solo in parte. Senza dubbio i formati, nel senso senso che diamo oggi a questa parola, cioè di intermediari graduati tra il molto piccolo e il molto grande, non comparvero fino al XVI.° secolo; prima di questa data non si trovano che due tipi di carta, uno di circa 30 centimetri per 40 e l'altro doppio, di 40 per 60; ma quante varietà in questa apparente unità! Il piccolo formato oscilla tra 27 per 39 e 32 per 46; il grande tra 40 per 58,5 e 48 per 66, differenze che non sono affatto insignificanti, soprattutto per il primo. Si consideri che tra questi limiti l'ordinanza di Luigi XV del 18 settembre 1741, non comprende meno di diciassette tipi di carta, di nove grandezze diverse, e ci sembra sensato pensare che queste varietà, che non si riusciva a unificare, riposino - malgrado le piccole differenze che le separano - su delle antiche abitudini, ed siano proprie di regioni specifiche.