Questo regolamento non potè certo arrestare il declino dell'industria della carta nel genovese. La prosperità di questa attività si riduceva nella stessa misura in cui l'industria della carta si sviluppava negli stati fino ad allora riforniti dalla Repubblica. L'Olanda ed il sud della Francia si emanciparono per primi, mentre la Provenza riuscì, grazie al porto di Marsiglia, a sottrarre a Genova e Venezia la maggior parte delle loro esportazioni in Oriente. L'Inghilterra, che all'inizio del XVIII.° secolo si riforniva a Genova di 40'000 risme all'anno di carta bianca (1), iniziò ad approvigionarsi in Olanda e in Francia, nell'attesa di divenire autosufficiente. Restavano solo la Spagna con le sue colonie, che avrebbero costituito ancora uno sbocco sufficiente, ma l'introduzione della fabbricazione meccanica della carta venne a sconvolgere in tutti i paesi l'industria della carta. Genova in particolare soffrì molto di questo progresso. Sarebbero infatti serviti ai fabbricanti molti capitali, coraggio, e perseveranza, qualità che sono difficili da riunire. Comunque bisogna riconoscere che si fece ciò che si potè. Oggigiorno si contano a Voltri, e nelle immediate vicinanze, 8 impianti per la fabbricazione della carta; a Pegli 2; a Varazze e dintorni 6, senza contare una trentina di vasche in funzione nei dintorni di Voltri.

Queste fabbriche hanno ancora una considerevole produzione, e la vicinanza al mare gli permette di esportare i loro prodotti. Ma un'altra rivoluzione industriale le minaccia: tutti sanno che l'insufficienza degli stracci ha costretto i fabbricanti di carta a cercare altre materie prime, tanto che oggi legno, paglia e alfa, per non parlare che dei principali succedanei, hanno permesso di raddoppiare, e addirittura triplicare, la quantità di carta prodotta. Grazie a questi nuovi procedimenti, e alla ricchezza delle sue foreste, la Germania ha conosciuto recentemente una notevole espansione della sua industria cartiera; tuttavia la posizione di Genova la avvantaggia ancora, visto che , pur essendo sprovvista di foreste, può comodamente rifornirsi di alfa in Inghilterra, che ne compra grandi quantità in Africa e in Spagna.

L'antica industria di Voltri non è forse ancora destinata a scomparire; sicuramente la situazione è molto cambiata, ma oggi, come in altri tempi, sono l'intelligenza, il lavoro e i capitali che fanno il successo di un'industria, e queste tre forze non mancano di certo alla Genova moderna.

(1) Ambroise Firmin Didot, L'imprimerie, la librairie et la papeterie à l'exposition universelle de 1851, 2.a ed., Parigi, 1854, p. 112, nota.
(2) Nel 1720 l'importazione di carta genovese in questo paese ammontava ancora a 500'000 rixdales (?).