Nel periodo a noi più vicino, le filigrane indicavano cinque cose: il formato della carta, la qualità, il nome del fabbricante, la sede della cartiera e infine l'anno di fabbricazione. I marchi del vaso, della conchiglia, dell'uva, della campana, ecc., si riferiscono al formato; la qualità era indicata da una parola: fin, moyen, bulle, vanant, e gros-bon, scritta per esteso, come i nomi di provincia o di località, quali Auvergne, Angoumois, Annonay. I nomi dei fabbricanti Montgolfier, Johannot, Caprony, erano sovente indicati colle iniziali.

Tra i cinque tipi di indicazione forniti dalle filigrane, il quinto, la data, è stato impiegato più tardi e più raramente. L'esempio più antico che conosciamo proviene da un terrier; di Meximieux (Ain); è uno scudo armato con la data del 1655. Segue un documento scritto a Ginevra nel 1660, che porta il nome del cartaio Boy e la data del 1659. A Lione un documento del 1678 filigranato con una campana, sormontata dal nome I.Jouber, con la data del 1673. Un'altra carta, proveniente da Marsiglia, e con le iniziali P P, è datata 1686. Questi sono gli esemplari più antichi che abbiamo incontrato. Riguardo alla data bisogna fare attenzione ad un errore facile da commettere. Il regolamento di Luigi XV per le cartiere francesi del 27 gennaio 1739 imponeva ai fabbricanti l'obbligo di fare delle nuove forme per conformare i loro prodotti al nuovo ordinamento. Allo scopo di verificare l'esecuzione di questa prescrizione un editto del Consiglio del Re del 18 settembre 1741 decise che le suddette forme dovevano portare la data del 1742. Così fu fatto, e per parecchi anni tutte le carte fabbricate in Francia portavano la data del 1742.

Le altre quattro indicazioni fornite dalle filigrane possono trovarsi, volutamente o meno, tutte contemporaneamente o separate, a seconda dei luoghi e dei periodi. Si è creduto per molto tempo che l'uso di un marchio indicativo del nome del cartaio non risalisse che alla fine del XV.° secolo (1); invece si sa da qualche tempo, che questa indicazione è stata una delle prime a comparire, e si segnalano dei nomi di cartieri fin dal 1307. Una delle più antiche filigrane conosciute, su un documento datato 1293, è costituita dalle iniziali I O, che si riferiscono certamente ad un nome; le iniziali F, I, M, B, S, C, G, A, P, riconducibili alla stessa tipologia d'uso, sono alcune tra i marchi più antichi conosciuti. Senza dubbio questa abitudine è stata abbandonata presto, ma è probabile che i marchi impiegati contemporaneamente ai nomi, o che li hanno rimpiazzati, fossero dei marchi individuali. In quest'epoca d'ignoranza generale non si sapeva praticamente scrivere il proprio nome, e anche i grandi signori erano spesso in imbarazzo quando dovevano farlo. Anche i semplici artigiani ricorrevano ad un segno qualsiasi, che apponevano sulle loro opere, e che diveniva la loro firma, molto più facile a riconoscersi di una parola, che spesso non si sapeva leggere. Molti di questi simboli sono dei rebus, che nascondono il nome del cartaio o della sua cartiera. Solo in un secondo momento con i progressi dell'istruzione, riappare l'uso del nome come filigrana. Il primo esempio che conosciamo è del 1561 e riporta il nome di Soulier, accompagnato da una campana.

Per ciò che riguarda i nomi di luogo o di provincia, lo scriverli lungo il foglio è un uso moderno; ma c'era un altro modo di indicarli, più comprensibile per gli ignoranti, ricorrendo agli stemmi. Le insegne di città e signorie sono state utilizzate sin dalla metà del XIV.° secolo, e non è difficile comprenderne il motivo. Con l'aumento del loro numero, i primi cartai si dispersero, e il segno personale che li distingueva dai confratelli attivi nella stessa località non fu più sufficiente; presero quindi il simbolo della signoria in cui si erano stabliti. Ricordiamo a proposito che i cartai, avendo bisogno di acqua in abbondanza e di una notevole forza motrice, dovevano stabilire i loro laboratori su corsi d'acqua, comprando il permesso dal signore locale. Lo stesso permesso doveva essere ottenuto per la raccolta degli stracci, diventata molto presto oggetto di un privilegio. Da questo rapporto tra artigiano e signore ne conseguì che le insegne di quest'ultimo, o una loro parte caratteristica, vennero scelte, o imposte, come filigrana. In seguito, il buon nome associato a un marchio provinciale, spinse tutti i produttori di una stessa località, o signoria, a utilizzare quel marchio, aggiungendovi un segno caratteristico facente le veci di una firma, per distinguere il proprio prodotto da quello dei concorrenti.

(1) <<Mai nel medioevo si vedono i nomi dei fabbricanti scritti con tutte le lettere>> diceva ancora nel 1876 M.C. Schmidt (Mémoire sur les filigranes des papiers employé à Strasbourg de 1343 à 1525, nel Bulletin de la Soc. ind. de Mulhouse, novembre 1877).