Non è facile definire la provenienza delle carte senza filigrana usate a Genova in tempi remoti. Il primo volume notarile, scritto da Giovanni Scriba dal 1154 al 1166, è stato scritto, almeno nelle prime pagine, sulle parti bianche di un manoscritto arabo a grosse lettere, recante sotto ogni parola la traduzione latina. Questo ci sembra sufficiente ad attribuire a queste carte un'origine orientale, o almeno araba (1). Quanto alla provenienza dei volumi seguenti, fino alla comparsa delle filigrane, non ci sembra lecito azzardare alcuna ipotesi, almeno finchè non si avranno altre informazioni a riguardo.

La provenienza delle carte con filigrana è di più facile determinazione, e lo sarà sempre più, via via che la questione verrà studiata. La maggior parte dei marchi rilevati a Genova nella prima metà del XIV.° secolo sono stati rilevati anche nelle carte di Fabriano e sono quindi originari di questa regione, senza però poter affermare che ne provengano veramente tutte. La questione è complicata dall'estrema diversità delle filigrane usate in quest'epoca, e dalla brevità del loro uso. Sembra impossibile che ogni cartaio abbia usato un solo marchio, tanto grande è il loro numero. Un fatto notevole è l'assenza a Genova di carte con marchi piemontesi. A parte le due filigrane del carro e dell'anello, marchi probabilmente originari di Coni (vedere i rispettivi paragrafi), non si incontrano nessuna delle numerose varietà di grappolo d'uva, testa di bue con croce di S. Andrea, pigna, corona sormontata da croce, bue, ecc., filigrane abbondanti in Piemonte, Svizzera e Germania durante tutto il XV.° secolo. Sembra che il trasporto di queste carte verso la Liguria fosse troppo difficile, o troppo costoso, e che lo smercio di queste carte si facesse per via di terra nei paesi dell'europa centrale, troppo lontani dal mare per essere approvigionati da Genova o da Venezia.

A partire da quale periodo si vedono comparire in quantità significative a Genova delle filigrane locali? Difficile a dirsi. Bisognerebbe innanzitutto determinare con certezza i caratteri discriminanti le filigrane locali. Salvo altre indicazioni più precise, si possono considerare due caratteristiche: 1.° l'abbondanza di carta con la stessa filigrana; 2.° l'uso continuativo di un marchio, con qualche variante, per un periodo abbastanza lungo. Di questi due criteri il secondo non è soddisfatto a Genova prima dell'inizio del XV.° secolo, e solo per un ristretto numero di filigrane, come la corona, di cui possediamo 20 varietà dal 1415 al 1499, le forbici (56 varietà dal 1432 al 1513), la mezzaluna ("croissant" n.d.t.) (23 varietà dal 1496 al 1629), il guanto (50 varietà dal 1440 al 1598), una particolare testa di bue (12 varietà dal 1457 al 1500), e forse i tre monti (27 varietà dal 1356 al 1446). Torneremo più avanti su queste filigrane.

Queste filigrane sono molto probabilmente genovesi, ma ci sembra certo che ne venissero impiegate molte altre come le lettere iniziali poste nell'angolo del foglio (durante tutto il XVII.° secolo), la piccola oca (fine del XV.° secolo), il pellegrino (fine del XVI.° secolo), le insegne di Genova e il cerchio sormontato da una croce (dal 1520 al 1557, forse una semplice variante del croissant o luna).

(1) Vedere Amari, Nuovi ricordi arabici su la storia di Genova, in Atti della società Ligure di Storia Patria, tomo V, p. 633, tavole II, III, e IV, Genova, 1873.