Abbiamo raccolto tra i 650 e i 700 disegni, che, tolti i doppioni, sono stati ricondotti a 594 varietà, delle quali più di due terzi inedite. Questa raccolta, che rapresenta le carte usate a Genova dal 1300 al 1650, cioé per tre secoli e mezzo, è degna di interesse per più motivi. Mostra, riprodotti in modo semplice, ma fedele, degli oggeti comuni nel medioevo, ed è per questo di aiuto agli antiquari. Ma principalmente, può aiutare a determinare la data e l'origine di documenti manoscriti o stampati, di autografi, di stampe o di rilegature, non datati o con data dubbia. In effetti le filigrane, anche quelle che sono durate per lunghi periodi, cambiavano in continuazione nella forma o nelle dimensioni. Ricordamo che questi marchi erano fatti a mano, e fissati sulla forma in un punto che non era mai esattamente lo stesso. Siccome una forma non durava molto, ogni anno, o al massimo ogni due, bisognava sostituirla, e così facendo si producevano delle differenze nel disegno della filigrana, nella sua posizione, e addirittura nei filoni e nelle vergelle. Sono queste variazioni successive che, se studiate con attenzione, permettono di determinare l'età di un foglio di carta.

Le carte dei secoli XII.° e XIII.°, prive di filigrana, si assomigliano molto; il loro formato varia da 27 centimetri di altezza per 37 di larghezza (Archivio notarile, vol. 2, dal 1180 al 1186) a 35,5 per 56 (Archivio notarile, vol. 12, dal 1214 al 1240), cioè da semplice a doppio. Si incontra qualche volta anche il formato di 33 centimetri per 49, ma soprattutto quello di 32 per 45. Il reticolo delle vergelle è generalmente fine: 20 fili ocupano da 20 a 24 millimetri nelle carte più antiche. A partire dal 1210, o dal 1215, diviene più grosso e 20 fili occupano 35, ma spesso anche 40 millimetri. Nel registro 7 (dal 1211 al 1227) si incontra una carta le cui vergelle sono più vicine al centro del foglio, rispetto ai bordi: 20 fili occupano al centro 28 millimetri, e sui bordi 50. Questa caratteristica, che si incontra anche in altri periodi, è di difficile spiegazione. I filoni sono compresi tra 8 e 10 e la loro distanza varia tra 40 e 60 millimetri. Lo spessore di queste carte non è molto regolare; sono comunque più sottili di quelle della metà del XIV.° secolo. Alcune sono fatte con una pasta molto pura, ben lavorata e amalgamata; altre, al contrario, sono piene di nodi e di fili, senza che si possano attribure queste differenze a periodi diversi. In breve non siamo riusciti ad identificare in queste carte, del XII.° e del XIII.° secolo, alcuna caratteristica particolare che permetta di distinguerle tra loro, o di distinguerle da carte senza filigrana di epoca posteriore. Al massimo potremmo classificare a parte certe carte di origine orientale. Anche le lettere degli imperatori greci, segnalate sopra, sono scritte su dei frammenti di carta rovinati, che sembrano provenire da fogli di grandi dimensioni; il più grande di questi frammenti misura 27 centimetri per 68. Durante un soggiorno fatto qualche anno fa a Torino, siamo rimasti impressionati dalle dimensioni eccezionali dei fogli di alcuni manoscritti greci della Biblioteca Reale. Citiamo: 1.° il manoscritto B.I. 9, scritto nel 1214 (Nicetas, Chaîne des Peres grecs sur les évangiles de Matthieu et de Jean), in 4.°, rovinato, i cui fogli spiegati misurano 51,5 per 69 centimetri; 2.° il ms. B.I. 5, attribuito al XIII.° secolo (Nicetas, Commentaries sur le Psautier), in 4.°, rovinato, i cui fogli spiegati misurano centimetri 50 per 69; 3.° il ms. B.IV. 35, una raccolta anonima di sentenze, riflessioni, ecc., probabilmente del XIV.° secolo, in 8.°, rovinata, i cui fogli spiegati misurano centimetri 48 per 68. Le carte delle lettere degli imperatori greci e quelle di questi tre manoscritti hanno lo stesso aspetto: molto lisce, con un reticolo irregolare e a volte storto (20 vergelle occupano da 24 a 38 millimetri), con i filoni distanti circa 50 millimetri, generalmente invisibili. Si può dedurne che in Oriente si fabbricasse, nel XII.° o XIII.° secolo, una carta che misurava almeno 52 centimetri per 70 (1), dimensioni che denotano dei processi di fabbricazione molto perfezionati; a queste dimensioni l'Occidente arrivò solo nel XVI.° secolo (2).

(1) Secondo il Prof. Karabacek, Das Arabische Papier, p. 71 (estratto dei Mittheilungen aus der Sammlung der Papyrus Erherzog Rainer, tomi II eIII, Vienna 1887), il foglio intero della carta di Bagdad misurava 733 millimetri per 1099, e il mezzo foglio, detto Mansuri, 488 per 753.
(2) L'incunabolo più grande che si conosca è un'edizione del Catholicon di Giovanni Balbi da Genova, stampato con dei caratteri particolari, che chiudono la "R" maiuscola in modo bizzarro. Questi tipi sono stati inizialmente attribuiti a Mentelin, ma secondo il Madden sarebbero quelli di Ulrich Zell, attivo presso il monastero di Weidenbach a Colonia. L'opera, stampata verso il 1470, è impressa su carta di 48 centimetri per 66. Non ci sembra di aver mai incontrato, prima del XVI.° secolo, delle carte d'archivio più grandi di 42 centimetri per 62.